Quando una famiglia entra nel nostro Laboratorio di Babbo Natale, il primo respiro racconta già tutto: l'aria sa di legno, di biscotti immaginari, di quella tradizione che ognuno di noi porta dentro fin da bambino. Dietro quel respiro c'è un lavoro lungo settimane, fatto di piccoli dettagli che da soli sembrerebbero invisibili, ma che insieme costruiscono la magia. In questo articolo vi raccontiamo come nasce un evento targato BABBO NATALE - IL LABORATORIO.
1. L'allestimento: prima della meraviglia, c'è il legno
Ogni allestimento parte sempre dallo stesso punto: lo spazio. Che si tratti di una sala comunale a Taranto, di un cortile scolastico o di una villa privata, studiamo prima di tutto come si muoverà il pubblico. I bambini non camminano in linea retta — corrono, si fermano, tornano indietro. La scenografia deve permetterglielo.
Usiamo materiali coerenti con l'immaginario tradizionale: legno chiaro, tessuti rossi e verdi, peluche di grandi dimensioni, alberi addobbati e pacchi regalo veri. Niente plastica luccicante anonima. Il filo conduttore è sempre lo stesso: tutto deve sembrare possibile, tutto deve sembrare vero.
"La differenza tra un set di scena e un laboratorio vero non sta in quello che si vede, ma in quello che si sente."
2. Il costume: cucito su misura, non comprato
Il costume di Babbo Natale è il centro di tutto. Non è un travestimento, è un'identità. Il velluto deve avere il giusto peso, la barba deve cadere in modo naturale, gli occhiali devono restare al posto giusto anche dopo ore di fotografie. La cintura, gli stivali, i guanti: ogni elemento è scelto per durare e per essere coerente con l'immaginario classico.
Curiamo anche ciò che gli adulti notano e i bambini no: la postura, il tono di voce, il modo in cui Babbo Natale si siede e si rialza. Sono questi piccoli gesti che separano un'interpretazione corretta da un'interpretazione credibile.
3. L'incontro con i bambini: ascoltare prima di parlare
L'errore più comune in un incontro con Babbo Natale è parlare troppo. I bambini hanno bisogno di tempo: di osservare, di avvicinarsi, di decidere se fidarsi. La regola che applichiamo sempre è semplice — Babbo Natale parla solo quando il bambino è pronto.
- Ci abbassiamo alla loro altezza, mai dall'alto.
- Lasciamo che siano loro a iniziare la conversazione.
- Ascoltiamo i loro desideri senza interrompere e senza promettere ciò che non sappiamo.
- Quando un bambino è timido, gli regaliamo silenzio invece di pressioni.
4. Le foto ricordo: un istante che resta
Le fotografie sono il regalo più duraturo che lasciamo a una famiglia. Per questo curiamo la luce, l'angolazione e i tempi. Mai foto di fretta: meglio uno scatto in più e un bambino sereno, piuttosto che dieci scatti e un sorriso forzato. Quando possibile, accompagniamo la foto con un piccolo gesto — un peluche da abbracciare, un campanellino da agitare, una lettera da consegnare. Sono piccoli oggetti che rilassano i bambini e rendono l'immagine più naturale.
5. Dopo l'evento: la magia che continua
Il nostro lavoro non finisce con il saluto finale. Dopo ogni evento ci confrontiamo con gli organizzatori per capire cosa ha funzionato e cosa migliorare. Riceviamo lettere, disegni, foto inviate dalle famiglie: sono il vero termometro della nostra attività. Quando una mamma ci scrive che il bambino "ha creduto davvero" — allora sappiamo di aver fatto bene.
Babbo Natale non è un personaggio. È una promessa che gli adulti fanno ai bambini. Noi lavoriamo perché quella promessa, per qualche ora, sia vera.
Vuoi un laboratorio nel tuo evento?
Se stai organizzando una festa scolastica, un evento aziendale o un appuntamento comunale a Taranto e provincia, possiamo allestire il nostro laboratorio nel tuo spazio. Scrivici per raccontarci la tua idea: ti risponderemo con una proposta personalizzata.